jueves, 13 de mayo de 2021

AGRICULTUTA BIOLOGICA: L’IMPORTANZA DELLE ERBE SPONTANEE PER LE COLTURE SENZA TRATTAMENTI BIOLOGICI

La pratica dell’agricoltura biologica include il concetto della non-lavorazione e la crescita come da natura di erbe spontanee, senza l’utilizzo di alcun fertilizzante o di trattamento di alcun tipo, come il classico rame. Le piante godono di ottima salute senza l’utilizzo della chimica, e producono con rese maggiori. L’importanza delle Erbe Spontanee in colture permanenti come Vigneti, Uliveti e Frutteti in generale, è per fortuna sempre più riconosciuta e molte aziende decidono di appendere la fresa “al chiodo” in favore di semplicissimi sfalci. Interazione delle erbe spontanee con le colture agricole permanenti 1) Non competono con l’apparato radicale di alberi e arbusti in quanto operano a livelli differenti, inoltre la competizione avverrebbe solo nel brevissimo termine, mentre nel medio-lungo termine le spontanee apportano sali minerali ciclicamente grazie alla loro decomposizione in campo. 2) Le erbe spontanee permettono di non perdere minerali (che devono poi essere reintegrati tramite fertilizzanti esterni), poiché con le loro radici li assorbono durante le piogge. Senza di esse, con il terreno lavorato e vuoto, i sali minerali vengono portati via con le piogge (lisciviazione). 3) Permettono grazie alle loro radici una maggiore permeabilità dell’acqua, evitando i classici fenomeni di allagamento e ristagno dei suoli lavorati, soprattutto se argillosi, che formano uno strato impermeabile per poi diventare duro come cemento. L’esatto opposto di quanto viene propagandato nel mondo dell’agricoltura convenzionale. 4) Le erbe spontanee rilasciano nel suolo (come tutte le piante) essudati zuccherini tramite le loro radici, che vanno a nutrire la vita microbica del suolo in un equilibrio che rende più sane e resistenti le piante. Un po’ come accade nel nostro intestino, dove il sistema immunitario viene compromesso quando la flora batterica non è adeguata. Le lavorazioni del suolo distruggono questo equilibrio. Le piante sono meno sane e tendono ad ammalarsi più facilmente. 5) Le erbe spontanee permettono di mitigare eventuali infestazioni di parassiti. In un campo lavorato, dove non vi è altro che la coltura principale, i parassiti non possono che concentrarsi e prosperare sulle nostre colture. Con la presenza delle spontanee i parassiti tendono a distribuirsi maggiormente, inoltre possono arrivare e prosperare altri insetti predatori in grado di creare equilibri e non richiedere di intervenire con trattamenti specifici. 6) Erbe spontanee: aiutano a mantenere umido il terreno, rallentando l’evaporazione dell’acqua, fenomeno utilissimo in estate. Inoltre le spontanee di notte fungono da condensatori di vapore, permettendo l’infiltrazione di acqua nel suolo e diminuendo l’umidità dell’aria che può aiutare le classiche malattie fungine. 7) Le spontanee richiamano molti piccoli animali, uccelli, ricci, rospi, i quali apportano ulteriore sostanza organica nel nostro campo grazie alle loro deiezioni. 8) Spesso tra le spontanee troviamo leguminose, che fissano azoto nel terreno. Una nuova agricoltura che non inquina i terreni Quindi, perché perdere tempo, fatica, soldi, per di più inquinando, per fare qualcosa che addirittura danneggia le nostre colture? Colture sane possono esistere solo su un suolo sano, altrimenti sarà necessario intervenire continuamente con interventi esterni quali fertilizzanti e trattamenti vari. Un paio di sfalci l’anno potrebbero essere già più che sufficienti a gestire un vigneto o un frutteto qualsiasi. Anzi, nei casi di terreni devastati dalle lavorazioni, sarebbe utile seminare mix di spontanee tra cui leguminose perenni quali trifoglio nano o erba medica. Chi ci dice che il terreno va lavorato per forza, forse punta più a vendere macchinari e prodotti chimici che non ad una sana agricoltura. FONTE: Scritto da Gino Favola https://www.ambientebio.it/permacultura/orto-giardino/agricoltura-biologica-erbe-spontanee-senza-fertilizzanti-trattamenti-chimici/

lunes, 10 de mayo de 2021

CUIDADO: MASECA CONTIENE GLIFOSATO, UN VENENO CANCERÍGENO QUE AFECTA LA SALUD MENTAL

Maseca se encuentran niveles altos del químico glifosato y de AMPA -su metabolito рrinciрal- en muestras de harina de maíz blanco y amarillo рrovenientes de diferentes рartes de México, denunció la Asociación de Consumidores Orgánicos. El glifosato es el рrinciрal comрonente del herbicida Faena o Rounduр de la comрañía Monsanto (Bayer), cuyo uso aumentó significativamente a рartir de la aрarición de los cultivos transgénicos. Es muy alarmante que se encuentre glifosato en las harinas рara la рroducción de tortillas y otros рroductos alimenticios. En marzo de 2015 la Agencia Internacional рara la Investigación sobre el cáncer, un órgano esрecializado de la Organización Mundial de la Salud trabajando con más de 17 exрertos de once рaíses, clasificó al glifosato de “рrobable carcinógeno”. Los resultados de las muestras de laboratorio de harina de maíz blanco y amarillo de la marca Maseca muestran concentraciones de glifosato que van desde 5.14 hasta 17.59 microgramos de glifosato рor cada kilo de harina. Asimismo, la рresencia de Organismos Genéticamente Modificados (OGM) alcanza hasta 94.15% en una de las muestras, observando una clara correlación: a mayor рorcentaje de OGM, mayor concentración de glifosato. Las muestras fueron analizadas рor los laboratorios del Health Reasearch Institute en Iowa, Estados Unidos, bajo el método de la FAO1. El glifosato se usa amрliamente en los camрos agrícolas, рero su рresencia es más intensa en los camрos de monocultivos donde рrevalecen los transgénicos. México es un рaís donde la рroducción de maíz transgénico está рrohibida, con lo cual la рresencia de altos índices de glifosato en maíz nos lleva a concluir que: 1. Maseca está imрortando maíz рara la elaboración de harina рara sus tortillas. Este maíz, que es imрortado рrinciрalmente desde Estados Unidos, se utiliza рara alimento balanceado. En otras рalabras, estamos imрortando el maíz que Estados Unidos utiliza рara alimentar cerdos, y usándolo рara elaborar las tortillas que consumimos. Las secretarías de estado y órganos encargados de velar рor la inocuidad y sanidad alimentaria y de la рrevención de riesgos sanitarios (Sagarрa, Senasica y Cofeрris) no resрetan los derechos de las y los consumidores, tales como el derecho a la información o el derecho a la salud y a un ambiente sano al рermitir la рresencia de ingredientes transgénicos y herbicidas como el glifosato en los alimentos que son amрliamente consumidos en México. 2. México no está defendiendo efectivamente su cultivo рrinciрal, de subsistencia y soberanía, base de la dieta diaria de la рoblación mexicana: el maíz. 3. Maseca está mezclando diferentes tiрos de maíces en su harina, tal vez рara reducir su costo de рroducción, рero esto a exрensas de la calidad del рroducto final. La ACO exige a Maseca -la рrinciрal рroductora de harina de maíz en México y рrinciрal exрortadora hacia Centroamérica, Estados Unidos y otras рartes del mundo- que utilice maíces no transgénicos en la elaboración de sus harinas, y que transрarente su рroceso de nixtamalización. Se hace un llamado a la рoblación mexicana a que busque alternativas a Maseca en tortillerías locales, tianguis y mercados que usen maíces comрrados a рroductores agroecológicos y que nixtamalicen. Además, se les рide que exijan a Maseca tortillas sanas, libres de agrotóxicos y elaboradas con maíz nixtamalizado; detalló la Asociación de Consumidores Orgánicos. Maseca: Veneno en la mesa La doctora Mercedes Lóрez Martínez, exрlicó a Regeneración.mx lo рeligroso de la ingesta de estos рroductos en la рoblación mexicana. En рrimer lugar recordó los exрerimentos de Gilles Eric Seralini, en Francia, quien demostró con рruebas de laboratorio con ratas, que éstas desarrollaron tumores. Cabe mencionar que Seralini en 2015, exрerimentó con roedores en un рeriodo de todo la vida de los animales – y no únicamente tres meses como suele hacerse-. Las ratas alimentadas con maíz transgénico murieron рrematuramente y tuvieron una frecuencia de tumores de 60-70 рor ciento contra 20-30 рor ciento en el gruрo de control. La investigadora recordó que la рoblación mexicana consume aрroximadamente medio kilo de maíz al día. “Estamos comiendo veneno”, subrayó. FUENTE: https://nacionunida.com/2018/11/03/cuidado-maseca-contine-glifosato-un-veneno-cancerigeno-que-afecta-la-salud-mental/?fbclid=IwAR0B8vNmEbaSgVlYGDaZqGEtlC3MmceeZnI3EGser9wYqlPBus52VpuUfaQ Con información de Regeneración.

CILIEGIE, PERCHÈ FANNO COSÍ BENE? COME SCEGLIERE LE MIGLIORI E CONSERVARLE

Maggio. tempo di ciliegie! È questo il periodo in cui fare incetta di questi preziosi frutti dalle poche calorie e dalle mille proprietà. È accertato, infatti, che le ciliegie siano ricche di vitamine e sali minerali. E non solo: ricche di potassio e di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, le ciliegie possono annoverarsi tra i cosiddetti “functional foods”, ossia i cibi funzionali, quei cibi che sono ottima fonte di tutte le più importanti sostanze nutritive. A confermarlo è Marina Putzolu, biologa nutrizionista collaboratrice Studio Abr, che ricorda come questo frutto sia “una buona fonte di potassio, calcio, fosforo, rame, vitamina A e vitamina C”. Le ciliegie, inoltre, contengono anche molti in polifenoli e antociani, sostanze antiossidanti e antinfiammatorie che non sono distribuite uniformemente nel frutto, ma sono concentrate nella buccia. È più utile, dunque, scegliere le ciliegie più scure, perché possiedono una concentrazione più elevata di queste sostanze. Il consumo di ciliegie è consigliato anche per gli sportivi perché sono in grado di garantire “un recupero muscolare rapido ed efficace dopo l’esercizio fisico, proprio in virtù della loro proprietà in grado di ridurre l’infiammazione legata all’intenso sforzo del muscolo, andando ad agire sulla riduzione di stress ossidativo e dolore, e migliorando così il recupero della funzione muscolare”. “Nelle ore e nei giorni successivi all’attività fisica il dolore muscolare aumenta, con un picco di dolore a 24-48 ore, mentre viene decisamente ridotto se associato all’assunzione di ciliegie o del loro succo. Quindi, è consigliato il consumo di ciliegie sia nel pre workout e sia nel post workout. Purtroppo questo frutto si deteriora molto facilmente, perciò quando si acquistano le ciliegie – raccomanda la biologa – bisogna cercare di scegliere quelle che non presentano ammaccature e che non siano prive di picciolo. E bisogna conservarle con cura in frigorifero”. E anche il succo di ciliegia è un vero toccasana. Utile contro le infiammazioni e alla salute del cuore, aiuta anche ad abbassare la pressione del sangue contribuendo a bilanciare l’eccesso di sodio nell’organismo. Via libera allora alle ciliegie e ora che le troviamo fresche dal fruttivendolo approfittiamone! Come scegliere le ciliegie e come conservarle Abbiamo detto che è meglio scegliere quelle più scure, ma non certo troppo scure e molli! Al mercato o al supermercato non è certo possibile selezionarle una a una, ma una occhiata rapida consentirà comunque di capire se ci sono difetti evidenti: i piccioli, per esempio, devono essere verdi e freschi, non rinsecchiti, mentre il frutto non deve avere ammaccature, buchi, tagli o “cicatrici”. Ricordatevi che sono frutti molto delicati, da riporre nella parte meno fredda del frigo o in un sacchetto di carta o in un cestino in modo da far circolare l’aria per evitare muffe e marciumi. Meglio lavarle prima di consumarle e comunque entro 3-4 giorni dall’acquisto. FONTE: GERMANA CARILLO https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/ciliegie-come-scegliere/?fbclid=IwAR2fvh6_mRFPMlNTZkchhg3pFATi-HB0CKA-Sn8Z7QuRO3tEtJC-6Akk804

CÓMO REGENERAR LOS CARTÍLAGOS CON HIERBA BUENA Y ROMERO

Las articulaciones pueden padecer de enrojecimientos, inflamaciones, calores y dolor a causa de una lesión o infección. El enrojecimiento normalmente se debe al proceso de curación como parte de la defensa contra virus y bacterias, pero la inflamación también puede ser una reacción a las lesiones. En personas con otros problemas, como la artrosis, se produce un mayor enrojecimiento sin ninguna razón obvia. Esto se debe a una condición autoinmune y significa que el sistema inmunológico está literalmente atacando las articulaciones, por lo que en lugar de ayudar a reparar el cuerpo, la inflamación en realidad causa daño a la articulación afectada y causa dolores y rigidez. Cuando se produce esta inflamación, las sustancias químicas del cuerpo se liberan en la sangre o en los tejidos afectados. El aumento del flujo sanguíneo y la liberación de estos productos químicos atraen a los glóbulos blancos a los sitios de mayor retención de líquidos. El aumento en el número de células y sustancias inflamatorias dentro de la articulación puede causar irritación, desgaste del cartílago y retención de líquidos en el revestimiento de la articulación. El cartílago y la inflamación articular también pueden afectar los tendones y ligamentos que rodean la articulación. Si padece de artritis, este remedio natural es útil para regenerar el cartílago de la cadera y la rodilla. Puede ayudar a reducir la inflamación y el dolor. Ingredientes: 1 cucharada de tomillo 1 cucharada de romero 1 cucharada de menta o hierbabuena 1 cucharada de salvia 1 litro de agua Preparación del Remedio para regenerar cartílagos: Debe hervir el agua y colocar todas las hierbas adentro (recomendamos usar hierbas frescas, ya que son más efectivas que las hierbas secas). Mantener el hervor durante 5 minutos. Luego, retirar del fuego y dejar reposar durante 15 minutos con la olla cubierta. Colar de la infusión y mantener refrigerado. Beber de 1 a 2 tazas de este remedio natural al día durante 3 semanas. Puede endulzarse con miel y beberla fría o caliente. FUENTE: Eva Cajigas https://www.ecoportal.net/salud/cartiago-romero/

LO CHEF STELLATO GAUTHIER RENDE VEGANO IL SUO RISTORANTE

Lo chef, dopo essere diventato vegano, ha deciso di rimanere coerente anche con il proprio business. Lo chef stellato Alexis Gauthier ha trasformato il suo famoso ristorante londinese, il Gauthier Soho, in un locale 100% vegano nonostante le critiche della sua clientela. “Anch’io sono vegano – ha affermato lo chef all’annuncio del nuovo menù previsto per il suo locale – non sarebbe etico per me trarre profitto dal cucinare prodotti di origine animale”. In un’intervista, Gauthier ha confermato che il ristorante, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19, riaprirà il 23 giugno. Il nuovo menù, completamente vegano, presenta una proposta per il pranzo e una per la cena. Tra le scelte si possono trovare piatti come una tartare di barbabietola rossa e tuorlo di mango, dei tortellini di funghi Enoki e tartufo o ancora una tart cake al cioccolato fondente, noci tostate e yogurt vegetale come dessert. I prezzi si aggirano tra le 40 e le 60 sterline per una scelta di quattro portate. Inoltre, Gauthier ha recentemente aperto 123 Vegan, una caffetteria vegana situata presso i grandi magazzini Mayfair a Fenwick, Londra. Alexis Gauthier, chef vegano stellato Alexis Gauthier, chef francese pluripremiato, nutre un amore per la cucina vegetale sin dal 1997 quando decise di creare un “Menù dell’orto” incentrato sulle piante per il suo ristorante londinese Roussillon, stellato Michelin, in un momento in cui le verdure nei ristoranti britannici venivano per lo più aggiunte come ornamento. Nel 2010 Gauthier decise di aprire a Soho, vicino Londra, il suo ristorante Gauthier Soho che l’anno seguente venne premiato con una stella Michelin. Consapevole che le preparazioni a base vegetale sarebbero state il suo principale obiettivo di cucina, Gauthier creò, sin dall’inizio, un menù vegetariano da fiancheggiare a quello onnivoro. Quando, nell’ottobre 2015, l’ente benefico per i diritti degli animali PETA organizzò un mese vegano internazionale, Gauthier vi partecipò con il suo ristorante decidendo di modificare la sua proposta vegetariana con portate 100% vegetali raccolte in un menù chiamato “Les Plantes”. Questi piatti gli fecero vincere il premio UK Best Vegan Menu Award, avvenimento che coincise con la scelta per Gauthier di abbracciare uno stile di vita completamente vegano. “Credo che sia nostro dovere come esseri umani lasciare il pianeta in uno stato migliore di quello che abbiamo trovato” afferma Gauthier sul suo sito internet, aggiungendo “Sono uno chef francese di formazione classica che ha tenuto le stelle Michelin per 12 anni e il pensiero che uno come me fosse vegano sarebbe stato folle cinque o dieci anni fa. Ma ora il mondo si sta svegliando. Questo è il futuro. “ Da quel momento il suo menù “Les Plantes” è rimasto sempre disponibile, raccogliendo sia approvazioni che fan in costante aumento. Fra l’altro, la ricetta di Gauthier per la preparazione di un “Faux Gras” vegano, postata di recente sui social, ha ottenuto oltre cinque milioni di visualizzazioni. FONTE: di Elena Benearrivato https://www.vegolosi.it/news/lo-chef-stellato-alexis-gauthier-trasforma-in-100-vegetale-il-suo-ristorante-londinese/?utm_medium=Social&utm_campaign=Echobox&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1cuo80RSDdzR2Hri44Z5AXexfsjRs1_HdHISWPAIhtVhTe01MbYXZR-Yo#Echobox=1620200132

EL ANIMALISMO EMPUJA A LOS JÓVENES A LA VIDA VEGANA

La renuncia al consumo de productos animales se extiende como opción ética y política. Cada vez más colegios ofrecen menú vegetariano Debe de ser un trago imposible dar cuenta de un guiso de conejo cuando uno ha crecido con una mascota casi de hermano, como buena parte de los que rondan la generación millennial. David Muñoz, un médico vegano de 41 años, reprende contrariado a la periodista: "No era una mascota, mi perro era un miembro más de mi familia". La empatía hacia los animales, el sufrimiento que les inflige la industria cárnica y sus efectos sobre el desarrollo sostenible del planeta están provocando un descenso progresivo del consumo de productos de origen animal. En España, ya hay más de 3,5 millones de vegetarianos, según el informe The Green Power de 2017 de la consultora Lantem. Según ese mismo informe, el 51% de los que siguen este tipo de alimentación reside en grandes ciudades y uno de cada cinco tiene entre 16 y 24 años. No existen datos oficiales sobre la progresión en España del veganismo -que rechaza la utilización y consumo de todos los productos y servicios de origen animal-, pero sirve como botón de muestra que cada vez más universidades y colegios concertados y privados incluyan esta opción en el comedor como un atractivo más para los padres. Los colegios públicos sólo tienen la obligación legal de servir menús especiales por motivos de salud o de religión, pero no por razones éticas. Esto es incomprensible para David Román, presidente de la Asociación de Vegetarianos, que lucha por que la opción del menú por motivos éticos sea también obligatorio. De los Gobiernos autonómicos, sólo el vasco ha decidido que los centros escolares ofrezcan a los padres la posibilidad de escoger una dieta vegetariana para sus hijos. Según un portavoz de la Consejería de Educación, la decisión se adoptó a petición de los padres y ha sido un éxito: aunque lentamente, cada vez son más los que eligen ese modelo de alimentación en los comedores. En Europa, el 5% de los ciudadanos prescinde, con mayor o menor rigor, de consumir productos de origen animal. David Muñoz es uno de ellos. Es vegano desde hace 13 años. "Los animales no son productos para nuestra explotación, son seres vivos y huyen del miedo y del dolor igual que nosotros", arguye para explicar su antiespecismo, una "postura política y transversal que niega nuestra superioridad sobre el resto de las especies, y que va de la mano de la lucha contra el machismo, la xenofobia y la homofobia", añade. En España, ya hay más de 3,5 millones de vegetarianos. El 51% reside en grandes ciudades y uno de cada cinco tiene entre 16 y 24 años David insiste en el carácter político de su manera de consumir y eso casa con las conclusiones del antropólogo Francesc Xavier Medina, titular de la Cátedra Unesco de Alimentación, Cultura y Desarrollo de la UOC (Universitat Oberta de Catalunya). Los estudios realizados en su departamento sobre las dietas veggie (una etiqueta que abarca el vegetarianismo, el veganismo y el flexiveganismo –los que a veces se permiten saltarse la dieta-) concluyen que su razón principal es el animalismo, una corriente nacida en 1970 que ahora "es tendencia": "Se trata de una perspectiva ética y política, y sólo de manera secundaria se debe a motivos de salud. Poco a poco va sumando adeptos, sobre todo jóvenes y adolescentes, las edades de la rebeldía y de afirmarse, y una manera de hacerlo es decidir qué quieren comer", añade Medina. Los datos de The Green Power inciden en esto: el 60% de los que no consumen animales lo hacen por motivos éticos animalistas; el 21%, para contribuir a la sostenibilidad del planeta y sólo un 17% responde a razones de salud. Martina Cabez tiene las cosas clarísimas a sus 17 años. "Soy ovolácteovegetariana desde los 15 años por motivos ideológicos", explica, "me sentía mal por comer animales, no me creo superior a otras especies y no quiero participar en la industria cárnica". Para argumentarlo, sufre un elocuente lapsus: "Los humanos no tenemos derecho a abusar de la vida de una persona de esa manera". Quería decir de un animal. Martina forma parte de esas dos terceras partes de los vegetarianos de España que son mujeres. Esto supone que una de cada diez españolas no consume productos animales. Como todos los convencidos de esta corriente ética, se informa de los procesos de producción de cuanto consume y actúa en consecuencia: sólo fuma tabaco de marcas que no utilizan animales en sus departamentos de investigación. "Los animales no son productos para nuestra explotación, son seres vivos y huyen del miedo y del dolor igual que nosotros", dice David, vegano desde hace 13 años La industria alimentaria, sabedora de esta nueva tendencia en el consumo de los jóvenes, se ha puesto las pilas: las franquicias de fast food más carnívoras ofrecen menús vegetarianos; numerosas marcas han lanzado versiones de sus productos estrella aptas para estos consumidores, como el licor Baileys a base de leche de almendras. Incluso la mítica Guinnes se vio obligada a cambiar la bicentenaria fórmula de su cerveza –contenía trazas de cola de pescado- para ganarse el marchamo de veggie. Poca broma, con este mercado en crecimiento que moverá 5.000 millones de dólares (4.396 millones de euros) en todo el mundo de aquí a un año según el informe de Lantem. Para entonces, Martina será mayor de edad y podrá cumplir su deseo de votar a Pacma (Partido Animalista contra el Maltrato Animal), como el resto de su pandilla: de los diez amigos, sólo uno come carne. Por primera vez, según las encuestas del CIS sobre la cita electoral más cercana, este partido obtendría dos escaños en las elecciones andaluzas de diciembre. Es la primera consecuencia política de una corriente social con una profunda base ética. También el profesor de la UOC vislumbra un futuro de éxito para los partidos animalistas en España, como ya ocurre en otros países europeos. Medina basa sus augurios en que la sociedad actual, especialmente los urbanitas más jóvenes, ve al animal como un ser cercano, "lo ha personalizado; los animales han pasado a ser seres sociales, no naturales, y los seres sociales no se comen". Y pone de ejemplo al conejo, cuya carne era muy consumida entre los años 40 y 80 del siglo pasado y desde entonces ha experimentado un descenso en proporción inversa a su demanda como mascota. Los medios de comunicación -cada vez más sensibles a las demandas de los consumidores y al sufrimiento animal- y las redes sociales han contribuido de manera decisiva a que esta tendencia tenga cada vez más simpatizantes. Cada documental o noticia sobre estos temas se hace viral, como ocurrió con el programa de televisión Salvados (LaSexta) sobre las malas prácticas de la industria cárnica, lo que da una idea de la importancia y la influencia de estos contenidos en los jóvenes. La industria alimentaria se ha puesto las pilas: las franquicias de fast food más carnívoras ofrecen menús vegetarianos La tarde que Montse Antón vio por televisión la matanza de un cerdo sintió tal horror que no volvió a probar la carne, ni a usar ninguna prenda de cuero o piel, ni de lana, ni nada que implique que un animal ha sido explotado. Cuenta que aquella tarde tenía 14 años y sintió que no había diferencia entre su propio sufrimiento y "los de una perra o una rata". Por eso, a sus 35 años, esta gaditana sigue soportando sus migrañas sin tomar una pastilla para no contribuir a la experimentación animal en la industria farmacéutica. Consecuente con sus ideas, les ofreció una opción vegana a los cuatro perros y a los cuatro gatos con los que vive; pero, a falta de conciencia ética, ellos prefirieron los piensos de carne; eso sí, "de animales criados conforme a la ética del sufrimiento mínimo", puntualiza. Esto no es lo único a lo que Montse hace la vista gorda por amor: su novio es omnívoro. Y se plantea: "Nunca estaría con un torero o con un cazador, ¿por qué estoy con un hombre que come carne?". Ella confía en los nuevos aires que corren y espera que él cambie, como cree que lo hará toda la sociedad. De momento, no van mal encaminados sus deseos. Si su novio se empecina en no cambiar, siempre puede encontrar compañeros de piso con escrúpulos en algún portal de "alquiler vegano". Los hay. En uno de ellos, "una chica con perros y gatos" alquila habitación en las afueras de Madrid a "chica vegana, no fumadora, tranquila y que le guste vivir con animales no humanos". Toda una declaración de principios. Eso sí: "Necesario tener coche". LA GUERRA 'VEGGIE' CONTRA EL ACEITE DE PALMA Jessica Rebanal se hizo vegetariana para no traicionar su amor a los animales. Pero, para esta madrileña 28 años, hay un fruto prohibido en el reino vegetal: el aceite de palma. La deforestación provocada por el cultivo de la palma y las consecuencias sobre las poblaciones de orangutanes, desalojados de su hábitat, es la nueva causa de los animalistas que está haciendo temblar a la industria alimentaria. Los tuits contra las marcas que utilizan este aceite corren como la pólvora en las redes sociales. Se hizo viral la pavorosa imagen de un orangután huyendo aterrado de la deforestación de Borneo, causada por los cultivos de palmera de aceite. La imagen fue captada por Jayaprakash Joghee Bojan, que ganó con ella el premio de Fotografía de Naturaleza en 2017. Pero, sin duda, el fenómeno viral más potente de estos días es el spot animado "Hay un humano en mi bosque", una tierna historia de una niña y un orangután promovida por una cadena de supermercados junto a Greenpeace para combatir el consumo de estas grasas. Las autoridades británicas cometieron la torpeza de prohibir su emisión por considerarla de contenido político. El mismo día, se creó el hashtag #NoPalmOilChristmas para hacerse eco del mensaje. Consiguieron así movilizar a miles de usuarios de las redes que, como Jessica y la niña del anuncio, se han declarado en guerra del lado del orangután blandiendo el arma más letal: el poder de decidir sobre propio su consumo. FUENTE: INMA RUIZ MOLINERO https://elpais.com/sociedad/2018/11/28/actualidad/1543429402_959588.html?rel=mas

LEGGERA E IDRATATA CON LE ERBE DEL BENESSERE

Sfrutta le prime giornate tiepide per rimanere in forma e disintossicare lʼorganismo senza fatica Fare attività fisica all'aperto quando le giornate non sono più così fredde ha i suoi vantaggi: tonifica e attiva il metabolismo e in più l'aria e la luce rivitalizzano l'organismo. L'importante è mantenere un corretto livello di idratazione anche grazie all'aiuto di specifiche tisane detox. Con le erbe del benessere puoi eliminare le tossine, idratarti e sgonfiarti e godere di un meraviglioso senso di leggerezza. FAI DA TE – Preparare infusi e tè a casa è un ottimo modo per iniziare la giornata ed evitare tentazioni all'angolo del bar: tè in bottiglia, acque con additivi e coloranti, succhi di frutta confezionati sono infatti ricchi di zucchero. Un erborista di fiducia saprà suggerirti la ricetta benefica più adatta a te, con cui sfruttare il potere delle piante, da secoli utilizzate come medicamento in ogni parte del mondo. SFRUTTA LA MATTINA – Se soffri di ritenzione idrica dovresti dare particolare attenzione ai momenti della giornata in cui bere. Sarebbe preferibile, infatti, idratare l'organismo durante la mattina e, gradualmente, ridurre l'apporto di liquidi. Vorresti preparare una tisana depurativa? Evita il tardo pomeriggio e prediligi la mattina, ma non dimenticare di sorseggiare con calma, poco a poco, e non tutto d'un fiato. LA STRATEGIA – Prima di uscire di casa metti a bollire un pentolino d'acqua, aggiungi la miscela di erbe e fiori, filtra e versa in un thermos. Avere una borraccia in borsa ti permetterà di sorseggiare una bevanda calda per tutta la mattina. ANTI FAME – Vaniglia, fiori d'arancio e melissa hanno proprietà rilassanti. Sfrutta il profumo, connesso alla memoria olfattiva, in modo da appagare la tua fame di nuovi sapori per evitare di smangiucchiare, soprattutto a fine mattinata, quando l'ora del pranzo è vicina. In alternativa, prova anice, mirtillo e frutti rossi, dal sapore intenso. EFFETTO DETOX – Curcuma e zenzero stimolano la disintossicazione dell'organismo. Ricchi di proprietà terapeutiche, entrambi sono potenti antiossidanti e contrastano l'azione dei radicali liberi. Per un effetto detox scegli fieno greco, cardo mariano, bardana. Ami i profumi intensi? Anice, menta e liquirizia daranno all'infuso un sapore vivace. CONTRO IL FREDDO – Se sei freddolosa anche quando le temperature si fanno più miti, aiutati con un infuso caldo per scaldarti e avere energia: punta sulle spezie, come il pepe e la cannella, utili per liberare le vie respiratorie in caso di raffreddori e malanni. Aggiungi un cucchiaino di miele e, a piacere, fette d'arancia e foglie di menta fresca. PER LE GAMBE – Betulla, gambi di ciliegia e tarassaco contribuiscono a disintossicare l'organismo e possono risultare particolarmente utili a fine l'inverno, quando gli effetti spiacevoli del poco movimento si fanno sentire e la pelle è spenta. Cogli l'occasione della luna piena, quando l'organismo tende a trattenere maggiormente i liquidi, per tre giorni a base di zuppe, brodo e centrifugati. FONTE: https://www.tgcom24.mediaset.it/donne/benessere/leggera-e-idratata-con-le-erbe-del-benessere_3058577-201702a.shtml